30 anni on air: Lamiaradio intervista Nicola Vitiello

Oggi su Lamiaradio vi proponiamo l’intervista a Nicola Vitiello. Voce di Radio Deejay dal 2001, lo speaker e giornalista, nato a Milano nel 69, ha iniziato la sua carriera radiofonica nel 1987 a Drb. La svolta per lui arriva però nel 92 quando Claudio Cecchetto crede fortemente nelle sue potenzialità e lo lancia a Radio Capital dove resta cinque anni prima del passaggio a Deejay che lo vede debuttare come autore di Ciao Belli, programma ancora oggi in onda. Per Nicola tantissime esperienze anche come speaker pubblicitario, animatore, dj, autore televisivo e perfino Iena nella fortunata trasmissione di Italia1.  Appassionato di cinema ha condotto anche Cinema Deejay. Nel 2007 il destino gli fa conoscere un suo omonimo, Gianluca Vitiello e nasce subito una grande sintonia radiofonica. Tante le collaborazioni, la più costante quella di Dee Notte, programma che attualmente conducono nella fascia 22-24. Abbiamo intervistato Nicola, facendogli scoprire che quest’anno festeggia 30 anni di radio…

Nicola, quest’anno festeggi 30 anni di carriera radiofonica ma con l’entusiasmo di un ragazzino. Quale bilancio senti di tracciare?

Credimi, avevo davvero perso il conto, ma hai ragione tu…Non lo dico tanto per dire, è proprio così. Stranamente, tendo a ricordare molto bene i 26 anni in Via Massena tra Capital e Deejay, ma tralascio, nel mio conteggio mentale, spesso gli anni degli esordi a DRB, SUPERRADIO E NOVARADIO. E questo non perché li abbia dimenticati anzi, sono molto affezionato a quegli inizi e con molti colleghi sono in contatto ancora oggi. Comunque sì, 30 anni di radio, e se percepisci ancora l’entusiasmo di un ragazzino vuol dire che ho imparato anche a fingere bene. Mi spiego meglio: è stato un anno particolarmente duro e difficile sotto il profilo personale e familiare e a volte ho avuto l’impressione di andare in onda col pilota automatico.  E, almeno con la radio, non mi piace “risparmiarmi”.

Quali sono, secondo te, le principali modifiche che sono state apportate alla radio dagli anni 80 ad oggi?

Una novità importante, non certo l’unica, degli ultimi anni è la conduzione in coppia, se non in trio.

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Quella di Radio Capital è stata, immaginiamo, una tappa importante della tua carriera radiofonica. Che ricordo hai?

Radio Capital è stata la mia prima, vera, grande esperienza in serie A. Gli anni con Claudio Cecchetto sono stati fortemente formativi: è lui che mi ha scoperto, lui che ha voluto che frequentassi un corso di dizione e di recitazione. E’ stato l’editore che ha firmato il mio tesserino da giornalista pubblicista. Con lui mi sono avvicinato all’autorato, scrivendo e interpretando i primi testi del Dj Angelo e Marco Mazzoli. C’è stato un periodo in cui Radio Capital la facevano “suonare” tre persone: Dj Miko, prima che diventasse il Dj Angelo, Enzino Fargetta e la mia voce nei notiziari. Era l’inizio degli anni ’90, ma ho avuto l’impressione di vivere un po’ di quel pionierismo radiofonico che aveva caratterizzato invece la metà degli anni ’70, quando ero solo un bambino.

Sono già vent’anni che fai parte della grande squadra di Radio Deejay. Qual è il segreto che si nasconde dietro questa emittente e hai mai pensato di cambiare?

Io non saprei se questo sia o meno il segreto di Radio Deejay, ma senza dubbio quella forma di “anarchia controllata”, come la chiamo io, è sicuramente uno dei tanti punti di forza. Per “anarchia controllata” intendo che ognuno ha il potere, ma anche la responsabilità di fare un po’ come gli pare, soprattutto sui contenuti di ciò che manda in onda. Però sai che c’è sempre e comunque qualcuno che controlla, supervisiona e che, eventualmente, ti ferma se stai sbagliando.

 C’è un programma radiofonico a cui sei particolarmente legato e perché?

Il programma a cui sono legato è senza dubbio “Ciao Belli” e  “Due Meno Dieci” (come si chiamava a Radio Capital, con Dj Angelo e, prima Amadeus, e poi Marco Mazzoli). Perché è stato grazie alla possibilità di scrivere e interpretare questo programma, tra la metà degli anni 90 e i primi anni del 2000, che è venuta fuori la vera natura cazzarona del mio carattere, l’ironia e a volte il sarcasmo.

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 Cosa ne pensi della radiovisione? Favorevole o contrario?

Mah, non saprei veramente cosa risponderti. Certo, un radiofonico che fa tv, raramente si trova in difficoltà, soprattutto se si trova a lavorare in una produzione in cui crede e se viene messo a proprio agio. Spesso non è lo stesso per il televisivo che si ritrova a gestire una vera conduzione radiofonica. Con le dovute e meritate eccezioni, ovviamente.

Hai lavorato anche per la tv mettendoci anche la faccia. Cosa non avrà mai la televisione che invece la radio possiede?

La tv ha l’immediatezza del contatto. Ti da la possibilità, col programma giusto, di farti arrivare subito ad un gran numero di persone. La tv, specie quella di una volta, ha anche la possibilità di farti guadagnare molto di più della radio. E’ un dato di fatto, ma non una priorità per me.

 C’è una persona a cui senti di dire particolarmente grazie per la tua carriera?

Claudio Cecchetto per i motivi di cui ti parlavo prima. Linus per avermi dato la sensazione di sentirmi libero. Quando sono in onda. Danny Stucchi per delle linee caratteriali che ci accomunano (entrambi Arieti). E poi tante piccole parole, anche fugaci a volte, dalle quali mi è sembrato, ho tentato, di trarre un insegnamento, un consiglio. Non c’è mai stato nessuno che si sia messo lì a spiegarmi cosa fare e come farlo. Credo però che se sai cogliere un’indicazione anche da una breve chiacchierata, oppure anche solo da un messaggio che ti arriva sul telefono da parte di un Nicola Savino, un Marco Baldini, due parole con Massimo Oldani, un pranzo col Dj Angelo, una presa per il culo da Dario Usuelli. Beh di queste cose ne ho sempre fatto tesoro.

La nuova generazione di speaker ti piace? Hai un consiglio per che si sogna di intraprendere questa professione?

Purtroppo dopo tanti anni ho perso la libertà di ascoltare la radio come un semplice ascoltatore. Intendo proprio con un orecchio vergine. La ascolto sempre meno. La spengo, soprattutto quando voglio “staccare”. Negli ultimi anni però mi godo “La Zanzara” di Cruciani. Di notte, quando finisce il mio programma, prima in macchina e poi a piedi col mio cane, sul telefonino. Chi mi incrocia a quell’ora della notte, prima dei miei passi, sente le voci di Cruciani e Parenzo. E’ una bella sensazione per me, mi fa sentire un ascoltatore “normale”. Ai giovani comunque consiglierei di avere pazienza, di impegnarsi, di studiare e soprattutto che un successo sui social, su youtube, non vuol dire che lo stesso successo arriverà per forza anche con la radio e che, sicuramente, non sarà così rapido.

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 Tre aggettivi per descrivere Dee Notte

Deenotte è libero, spontaneo, divertente. Avrei potuto cercare anche aggettivi più elaborati, ma credo che questi tre rendano molto bene l’idea.

Ci racconti un aneddoto super curioso di questi 30 anni di radio?

Ce ne sono tante di storie divertenti, che vengono fuori alla macchinetta del caffè, in uno studio prima di andare in diretta, oppure quando passa a trovarti un vecchio amico, col quale hai condiviso gioie e dolori. A volte mi domando se facciano ridere solo noi dell’ambiente, ma poi quando li lancio in privato, con gli amici di una vita, occupati con altri lavori, vedo che fanno comunque un bell’effetto. 

Radio Capital, metà degli anni ’90, all’ennesima cazzata (non si sveglia e non “apre” la radio alle 7 del mattino) il mio più vecchio amico, viene licenziato. Mesto si attarda in radio nel corso della mattinata, recuperando tutte le sue cose e salutando gli amici. Prima di uscire si lascia convincere dal Dj Angelo e dal sottoscritto a registrare un’ultima canzone, da utilizzare per una parodia demenziale del festival di Sanremo, e ad interpretare uno dei personaggi del nostro “Due Meno Dieci”. La stessa persona che era appena stata licenziata, un attimo prima di uscire per sempre da radio capital, è ora davanti ad un microfono e sta cantando su una base caraibica improbabile: “La notte mi sognai che al mattino senza lavoro mi trovai…na na na na na na”…  Noi non sappiamo se ridere o se piangere. Forse facciamo tutte e due le cose. 

Claudio Cecchetto nel frattempo, si trova in macchina e sta raggiungendo la radio, e sente la persona che ha appena licenziato fare il pirla alla radio cantando su base salsa “la notte mi sognai che al mattino senza lavoro mi trovai”… e così… in un attimo… cambia idea… pensa che una persona così capace di fare squadra in un momento così devastante non può perderla. Così entra in radio e il nostro amico Davide Villano viene “graziato”. Oggi è ancora il regista di Ciao Belli. Mio “fratello” Dj Tato.

 C’è un ospite che sogni di avere a Radio Deejay e che non hai mai avuto?

Dopo aver conosciuto Bryan Cranston di Breaking Bad, James Gandolfini, John Turturro, Sting, i Duran Duran, i Depeche Mode, dopo aver allacciato una bella amicizia con Eros Ramazzotti, Fabio Concato ha cantato una sigla per i Vitiello, abbiamo conosciuto e intervistato tutti i musicisti storici di Pino Daniele. L’unico che vorrei avere purtroppo non verrà mai: Massimo Troisi. Ma sai, sono stato a mangiare a casa di sua sorella, Rosaria, tra i mobili e sulle sedie sulle quali ha scritto gran parte dei suoi film. Ed è stata una cosa tra le più emozionanti di tutta la mia vita. Ora che ci penso forse anche davanti a Morrissey degli Smiths potrei perdere la parola. La sua musica, come la passione per la radio, non mi ha mai abbandonato. Da trent’anni. È però uno molto, molto, schivo e difficile. Credo davvero che questo resterà un sogno.

 Progetti futuri di Nicola Vitiello?

Spero di continuare a mantenere viva la passione per quello che faccio. Lo dico perché non è sempre così scontato.

Antonio Tortolano

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