Siddi: contro la crisi delle emittenti locali serve una riforma

L’attuale scenario economico, purtroppo, non agevola la crescita dell’industria culturale e creativa italiana il cui valore economico sfiora, nel 2015, i 48 miliardi di euro ma con un potenziale inespresso di crescita fino a 72 miliardi”. A dirlo il presidente di Confindustria Radio Televisioni, Franco Siddi, nella sua relazione all’assemblea generale, alla quale hanno preso parte con lui il sottosegretario alle telecomunicazioni, Antonello Giacomelli, il commissario Agcom, Antonio Martusciello e il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia. Presenti tutte le televisioni nazionali e locali, aderenti all’associazione e molti operatori del settore. A fare gli onori di casa il direttore di Tv2000, Paolo Ruffini.

“Stessa considerazione vale per il settore radiotelevisivo che con circa 9,7 miliardi di ricavi, nel 2015, rappresenta solo il 20% del valore economico dell’industria culturale e creativa ma che, nonostante la buona tenuta dei consumi televisivi, ha difficoltà di espandere i volumi dei ricavi e di migliorare i margini di redditività”, ha detto ancora citando uno studio curato da Ernst & Young con la collaborazione dell’associazione.

Nel biennio 2015-2016, ha continuato ancora Siddi, “gli investimenti pubblicitari hanno ripreso a crescere, ma manca ancora un miliardo di euro rispetto al periodo pre-crisi” ed “in questo contesto si paga anche un prezzo molto alto al vantaggio competitivo degli operatori globali”. Nel Paese, ha specificato il presidente degli industriali del settore radio-tv, “pesano anche le incertezze del quadro politico che non incoraggiano gli investitori, soprattutto esteri, ad impiegare i capitali necessari a finanziare crescita e sviluppo”. E “a ciò va aggiunta l’enorme difficoltà del sistema bancario italiano di supportare imprese e famiglie”.

“La crisi del settore televisivo locale non conosce fine”, ha accertito poi Siddi, snocciolando gli elementi critici. “La raccolta pubblicitaria è letteralmente crollata”, “imprese televisive storiche, da nord a sud, hanno cessato l’attività per liquidazione volontaria o, peggio, per fallimento”. “Stiamo perdendo un patrimonio unico di libertà e pluralismo, di presidio informativo del territorio, di conoscenza. Stiamo perdendo centinaia di di professionisti, giornalisti, tecnici, amministrativi”.

Nonostante questo ci sono ancora 70/80 emittenti locali che, con grandi sforzi, creano occupazione e forniscono un servizio”, ha poi aggiunto, “in attesa di una seria riforma di sistema”. Dal Governo, con l’istituzione del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione, “finalmente un intervento importante e concreto. Ma non non c’è più tempo da perdere”. E’ ora “assolutamente necessario accelerare l’iter per l’approvazione del nuovo regolamento che stabilisce i criteri di ripartizione ed erogazione dei contributi alle imprese radiofoniche e televisive locali approvati dal Consiglio dei ministri” lo scorso marzo.

“Il tempo stringe ma finora non abbiamo perso tempo. Le idee sono chiare ed a settembre avvieremo in maniera formale il confronto con gli operatori” la prima risposta data da Antonello Giacomelli, sottolineando che “L’Italia non sarà in ritardo e rispetterà i tempi concordati che fissano al 2022 il termine finale per liberare le frequenze della banda 700”.

Il Sottosegretario alle comunicazioni ha teso la mano a Siddi e alle emittenti che guardano con grande apprensione all’abbandono della banda 700 che comporterà una forte ristrutturazione dello spetto e il dimezzamento dei multiplex e quindi anche un nuovo switch off della tecnologia attuale a standard più evoluti (DVB-T2/HEVC) per poter trasferire su una minore porzione di banda l’offerta attuale.

Per questo Siddi nella sua relazione ha chiesto al Mise l’apertura di un tavolo tecnico politico con tutte le emittenti, Agcom e la Fondazione Bordoni che disegni in maniera dettagliata il percorso da compiere per arrivare alla cessione della 700 sulla falsariga di quanto era già stato fatto in passato in occasione del passaggio dall’analogico al digitale.

Finora Giacomelli non se ne è stato con le mani in mano e insieme a Antonio Sassano il docente superesperto di frequenze, da sempre al servizio del Mise e di Agcom, ha lavorato in questi mesi per sbrogliare la matassa del coordinamento internazionale su cui pare si è ad un passo dal mettere il sigillo finale e che è premessa fondamentale per fare la road map per lo spegnimento della 700.

Giacomelli ha lanciato anche un segnale importante agli operatori della radiofonia circa lo sviluppo della tecnologia Dab+ assicurando di poter immaginare che “nella ristrutturazione della banda 700 parte dello spettro potrà essere utilizzato a risolvere il problema del Dab”.

Quanto all’emittenza locale il sottosegretario ha annunciato che l’11 agosto il Consiglio dei ministri approverà l’atteso Regolamento con i criteri per l’erogazione dei contributi alle imprese. “Confindustria tv chiede un Regolamento molto selettivo e sono contento della coincidenza dei punti di vista” ha scherzato Giacomelli. “Il Regolamento che metteremo in campo consentirà di premiare chi fa un’attività difficile di informazione sul territorio.”

fonte:primaonline.it

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