Radio Monte Carlo: LaMiaRadio intervista Erina Martelli e Stefano Gallarini

Oggi su LaMiaRadio vi proponiamo l’intervista a Erina Martelli e Stefano Gallarini, che anche in questa nuova stagione radiofonica terranno compagnia agli ascoltatori di Radio Monte Carlo, tutti i giorni dalle 18 alle 20. Un tandem affiatato, quello composto da Erina e Stefano, che con ironia e intelligenza affrontano i temi più caldi del giorno, dalla cronaca allo sport, dallo spettacolo alla politica. Erina, cresciuta in provincia di Como, ha iniziato il suo percorso on air negli anni 90, nelle radio locali italiane e svizzere. Poi il salto nei grandi network e il passaggio a Radio Monte Carlo, dove è una delle voci maggiormente apprezzate. Per Stefano parla la lunga carriera, tante esperienze tra tv e radio, passando per Italia1, Italia7, Odeon, Rtl 102.5, Radio24, Capital, Radio Italia Network, prima dell’approdo nel 2014 a Radio Monte Carlo. Siamo stati negli studi di RMC a Milano per una piacevole e divertente chiacchierata con Erina e Stefano, che ci raccontano della loro intesa radiofonica, dell’amore per questo mezzo di comunicazione, e poi aneddoti e curiosità.

Erina e Stefano, allora questa convivenza va avanti da quasi quattro anni, dal 2015!

Stefano: Se lo ricorda Erina, io dimentico tutto.  Però ricordo che è  cominciato tutto nel mese di agosto, in piena estate.

Erina: Mi ricordo il primo giorno, c’era il nostro capo di quel periodo che dopo venti secondi disse “ok, fate voi, decidete cosa fare nel programma”. E in tutto ciò noi ci vedevamo per la seconda volta nella nostra vita!!!

E com’è stato l’impatto tra voi?

Erina: Terribile, un odio che non mi è ancora passato (ride).

Stefano: Anche per me. Scherzi a parte, è stato facile da subito, non sappiamo perché, Erina è brava a fare la radio.

Stefano: Erina non ha pregi, ha difetti, che però si trasformano in pregi. E’ la chimica delle cose, è precisa, puntigliosa, per alcuni questo significa avere difetti, per me sono grandi pregi. E i pregi in questo mestiere fanno la differenza. Lei ha la capacità di cogliere, senza mai un dubbio, il momento giusto per fare una battuta, per entrare in un discorso. Ammetto che sono abituato bene con Erina, lo dico con il cuore.

Erima: Son svelta di mano, questa è la verità, schiaffoni a gogo!!! Siamo molto affiatati e questo aspetto ci rende difficile lavorare con altri partner, che può capitare se ci sono emergenze o altro. Lui ha un punto di equilibrio che raramente perde, anche nei momenti di crisi mantiene la giusta calma. Difetti grossi non ne ha, non me ne vengono in mente,  tranne che forse gli piace sempre il prosecco.

Stefano: Detto così, sembra che lo beva quando sono in onda, ma non è così (ride).

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Com’è fare radio nel 2018 nell’epoca dei social, della radiovisione e di tante altre cose?

Stefano: Facciamo radio da tanti anni, ricordo di aver iniziato in una radio di quartiere, sono quasi 30 anni.  Sono da sempre un appassionato di tecnologia e ho anche curato la direzione di cinque riviste tecnologiche e di  giochi. Sono così appassionato che forse detesto questo mondo e quindi anche quello dei  social, amo la radio nella sua purezza  e quella magia che dà. La radio di questi tempi che si  vede e che evidentemente dà anche risultati, fa riflettere.  Ma preferisco pensare che la radio resti qualcosa di misterioso, quando non guardi le facce e le immagini soltanto. Forse è meglio cosi, il fascino deve rimanere intatto. 

Erina: Ricordo che lavoravo in una radio in una sede sperduta, parlo di Radio Italia Network. Il direttore dell’epoca voleva avere appunto il luogo fisico della radio in un posto irraggiungibile per non essere visibili, per mantenere la magia. A noi non piace apparire, nonostante Stefano arrivi dalla tv ed è un figaccione. Uso i social  ma non per fare selfie e far vedere cosa mangio o mostrare facce strane. Mi piace diffondere la parola via Facebook, quello sì e non per forza la nostra immagine. Beh dai, la nostra  è una guerra che combattiamo.

Stefamo: Andiamo d’accordo su tutto, non ci piace apparire, non si litiga, non facciamo video insieme. Meglio di così!

Quindi siete contrari alla radiovisione?

Stefano: Non sono contrario alla radiovisione, diciamo  che non la amo in modo particolare, per il resto e per farsi vedere c’è la televisione. Io arrivo da Italia 1, abbiamo fatto tanti esperimenti di radio portata in tv e questi non hanno mai avuto successo. Quello che guarda la radiovisione secondo me resta il pubblico della radio, non è un pubblico televisivo.

Erina: Andando in onda dalle 18 alle 20 e quindi in un orario in cui tantissime persone sono in macchina, noi ci vediamo e immaginiamo nelle autoradio e appunto nelle macchine di tutti quelli che stanno tornando da lavoro o che comunque non sono a casa in quelle due ore. 

Rmc è sempre una radio chic?

Erina: La musica è sempre di gran classe. Nella precedente stagione abbiamo fatto alcuni esperimenti per toglierci un po’ l’etichetta di chic. Per esempio con “L’intruso” Filippo Facci. Abbiamo cercato di essere un po’ più provocatori.  Bilanciando con il nostro essere troppo chic e il suo esserlo  troppo poco (ride). L’esperimento ci è piaciuto molto, abbiamo trovato una via di intesa, d’altronde lo abbiamo scelto noi.

Stefano: lui si è divertito, e se per chic significa non dire parolacce, beh se si metteva di impegno le parolacce le evitava!

Erina: se a volte c’è una patina di falsità che nella radio chic obiettivamente c’è, questi esperimenti servono a toglierla. A noi comunque non interessa  fare una cosa alla Cruciani, lui litiga di petto con gli ascoltatori. La nostra idea è di scuotere le convinzioni che sono date per scontate.

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Che idea vi siete fatti dei vostri ascoltatori?

Stefano: Vogliono bene sopratutto a Erina! Comunque è difficile farsi una idea, quelli che scrivono sono una nicchia e poi ci sono le tante persone che semplicemente ci ascoltano.

Erina: I nostri ascoltatori, soprattutto lo zoccolo duro, fanno fatica ad accettare novità. Stefano  è stato accettato da subito!!! Comunque ci scrivono, ci lasciano messaggi in onda e con loro proviamo a   sperimentare nuove cose.

Cosa ne pensate della lotta senza esclusione di colpi tra i grandi network radiofonici? 

Stefano: Diciamo che noi siamo un’isola, siamo contenti così, Radio Monte Carlo è un faro, noi ci sentiamo un’isola rispetto al network.

Erina: Ben venga la guerra delle radio se serve a migliorarle, a differenziarle. Se tutti si uniformano non è bello. Le radio locali dovrebbero fare tutto un altro mestiere.

A proposito di radio locali che si affannano a scimmiottare i grandi network, qual è il vostro pensiero a riguardo?

Erina: L’idea di far parte delle grandi radio è irresistibile, io ho lavorato per anni nelle locali, andavamo a Sanremo ed era inutile. Secondo me le locali dovrebbero essere un portavoce del loro territorio. Dall’annuncio del cane che non si trova più a qualsiasi altra utile informazione che può aiutare a far connettere le persone.

Stefano: Ricordo che quando avevo 15 anni e ho iniziato questo mestiere in una piccola radio, scimmiottavo l’allora 105, provi d’altronde  a fare quello che fa chi hai ascoltato fino a quel momento. Poi ci sono delle locali di successo, hanno un’ottima formazione di speaker che potrebbero tranquillamente  far parte  dei grandi network.

Erina: Io ascoltavo solo le locali, poi ho fatto colloquio con Linus e non sapevo chi fosse!

Stefano: La formazione è importante, il mondo attuale è fatto molto di immagine.

Erina: Va anche detto che se ci si pensa bene, Sanremo è ormai l’unico happening delle radio.

Quali speaker apprezzate o avete apprezzato particolarmente?

Erina: A me è sempre piaciuta Claudia Pasquali che ora non lavora più in questo settore, me la ricordo a Gamma radio. Degli uomini direi Linus, mi piace che non si nasconde dietro finta simpatia, è sincero.

Stefano: Ho cercato di non avere mai modelli, anche nella scrittura, non so dire perché. Cerco di catturare da ognuno qualcosa, tutti e nessuno. Non sono in grado di fare nomi, apprezzo la maggioranza dei conduttori e qualcuno non lo apprezzo per niente. Se uno è su un network vuol dire che ha delle capacità.

Stefano ti sei occupato per molto di videogiochi, funziona parlarne in radio?

Stefano: Non funziona parlarne se non li vedi. L’unica chiave l’avevo trovata ai tempi di Radio24, avevo costruito dei trailer, come quelli dei film  e nell’immaginario raccontavi la storia del videogioco. Non bisogna entrare troppo nel tecnico, altrimenti diventa noioso e la gente non ti segue. Bisogna saper creare una storia accattivante.

Erina, hai lavorato nelle radio svizzere, che esperienza è stata?

Erina: Ho esordito in una radio di Como e poi mi fecero un’offerta dalla Svizzera, mi proposero il quadruplo dello stipendio! Esperienza agrodolce, ho vissuto quello che significa  essere straniera in un paese che ti accetta fino a un certo punto. Addirittura alcuni direttori mi dicevano non pubblicizzare il mio essere italiana.

                           
Stefano, anni fa hai portato la prima chat in radio. Fu facile far capire il progetto agli editori?

Stefano: Cercai di far capire l’importanza del web, era impossibile. Ho avuto porte chiuse un po’ ovunque, i dirigenti non capivano. La svolta avvenne a  Radio Italia Network,  facemmo un sito, con la sede che era in Svizzera. Venne premiato come miglior sito dell’anno, avevamo creato una chat, ogni ascoltatore era un rinoceronte che si muoveva in uno spazio virtuale e chiacchierava. Un esperimento che funzionò tanto. La chat era quello che oggi sarebbe stato Whatsapp. Sono  contento di quel momento, qualcuno ci ha creduto.

Qual è il futuro della radio?

Erina: Il fatto che ci siano altri sistemi per poter fruire della radio è un aspetto positivo, poi ripeto la radio non dovrà mai perdere la sua essenza e il suo stile magico. 

Stefano: la personalità dei conduttori resterà fondamentale, chi ascolta vuole sentire opinioni, una voce amica, l’annuncio del disco, la radio comunque va sempre fatta con il cuore.

Antonio Tortolano

 

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