100 anni di Albertone, anche quello radiofonico

  • Giugno 15, 2020
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Era un giovedì di novembre del 1948 quando, attraverso la radio, entrava nelle case degli italiani un ragazzo dalla voce di basso un po’ nasale, dai modi gentili e dalla battuta fulminante. La sigla annunciava un nome ancora poco familiare: “Vi parla Alberto Sordi”. Ma poche settimane dopo i negozi avrebbero chiuso in anticipo perché la gente doveva correre a casa ad ascoltare il suo programma alla radio. Per Sordi era esploso un successo che non lo lasciò più. Sordi aveva 28 anni allora, la sua scuola era stata la rivista e l’avanspettacolo. Il suo sogno era fare il comico. In un mondo che conviveva con la guerra strappare una risata era una cosa seria. E lui i comici li studiava, li amava tutti, di uno di loro era diventato persino la “voce ufficiale” vincendo, a 17 anni, il concorso indetto dalla MGM, come doppiatore di Oliver Hardy, l’indimenticabile Ollio.

Proprio alla radio Sordi scoprì il gusto di ritrarre vizi degli italiani che poi avrebbe portato sullo schermo grazie anche all’intuito e alla fiducia di Fellini (che insistette per averlo nei suoi primi film: “Lo sceicco bianco” e poi “I vitelloni”) e di Vittorio De Sica che lo incoraggiò a portare sullo schermo il personaggio radiofonico del compagnuccio, in “Mamma mia che impressione!” del 1951.

In quel compagnuccio, gratta gratta – raccontava Sordi anni dopo – c’era la radice di tutti gli altri personaggi che avrei interpretato poi al cinema, più di 150: l’americano a Roma, lo sceicco bianco, il vitellone, lo scapolo, il marito, il divorziato, il seduttore, il vedovo, il moralista, il conformista, l’anticonformista, il vigile, via via fino al borghese piccolo piccolo… sempre osservando da più vicino possibile i vizi e i difetti dell’italiano medio dal dopoguerra ad oggi, sempre con la speranza di fare ridere la gente, ma anche con la presunzione che, dopo aver riso, ci riconosceremo in quei vizi, in quei difetti, per vivere meglio noi e per far vivere meglio gli altri … perché, se poi vogliamo, sta tutta lì la faccenda…
Quel giovedì di novembre del 1948, dai microfoni della radio, non era nata una stella, ma qualcosa di più: era nato un comico.

Già nel 1947 Sordi aveva esordito nei programmi “Oplà” e “Rosso e nero” (il primo varietà radiofonico di successo cui seguì anche l’omonima trasmissione televisiva nel 1954) condotti da Corrado e diretti dal fratello Riccardo Mantoni, ma è chiaro che il successo dell’Albertone arrivò l’anno dopo con Vi parla Alberto Sordi.

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